Editoriale della domenica: sprechi e tagli, i due volti (drammatici) della Sanità in Campania

SanitàUno stetoscopio appoggiato su un lettino in un ambulatorio (foto d'archivio)

Alle volte la realtà supera la più fervida immaginazione. Il caso più recente riguarda l’indagine della Guardia di finanza sugli sprechi nella sanità in Campania. Quanto accertato dai finanzieri, che hanno agito su mandato della Corte dei conti, indigna e soprattutto fa capire come la macchina della burocrazia sopravvive in una dimensione parallela, totalmente distaccata dal Paese reale. Una sorta di regno dove regole e leggi vengono modellate a piacimento. E dove nominare primari a capo di reparti ospedalieri con un solo letto è proprio uno di quei casi in cui la realtà supera di gran lunga la fantasia.

Perché è di questo che stiamo parlando, di come in una Campania che soffre e non arriva a fine mese ci siano sprechi per due milioni di euro al mese nella sanità pubblica. In barba ai tagli e alla cosiddetta spending review, sono stati retribuiti 523 incarichi di primari e pagate 1915 indennità di dirigenza in più rispetto al previsto. Sprecando così in un anno la bellezza di 16 milioni di euro.

I casi sono singolari: all’ospedale di Nola c’è un primario e uno staff per un solo posto letto. Nell’ospedale Cardarelli, il più grande del Mezzogiorno, sono state registrate triplicazioni di reparti fotocopia. E chi ha superato tutti, quanto a sprechi, è l’Asl Napoli 3 Sud che conta ben 132 primari in più. Eppure le aziende sanitarie, ospedaliere, le universitarie sapevano di dover far quadrare i conti e i posti, così come definito dei parametri precisi in nome della mai troppo nominata spending review.

Tanti, tantissimi i casi riscontrati in tutte le aziende campane, l’unica che ne esce indenne è l’Asl Napoli 1. E così all’Asl di Avellino ci sono 28 dirigenti in più, all’Asl di Salerno trenta unità operative complesse in più, alla Federico II ci sono tre reparti di neurochirurgia. Purtroppo la lista è lunga e questi sono solo alcuni esempi.

«In Campania non c’era alcuna struttura di controllo della Regione sulla sanità», dice Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, commentando le indagini della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza.

E se quando si parla di sprechi la rabbia sale a prescindere, a trattare l’argomento spending review si rischia davvero di andare fuori dai gangheri. Da due settimane, infatti, è legge il provvedimento del ministero della Sanità sulle prestazioni di assistenza ambulatoriale. Si tratta di un vero e proprio disboscamento dei Lea (livelli essenziali di assistenza ) che ha portato ad una stretta senza precedenti su 203 prestazioni che riguardano l’odontoiatria, la dermatologia, la diagnostica radiologica e di laboratorio e la medicina nucleare. Allo stato, quindi, il ticket, a meno che il paziente non si trovi in condizioni di disagio economico e sociale o che ci sia il sospetto di una patologia tumorale, viene depotenziato o scompare. In pratica si dovrà pagare di tasca propria spese per risonanze magnetiche, tac, esami genetici e test allergici, insomma per esami che fino ad oggi erano gratuiti o scontati.

E il medico di base che prescrive esami inappropriati potrebbe risponderne con multe salate. Per carità, magari la stretta punta con nobile proposito ad evitare esami inutili per pazienti ansiosi in cura da medici che rinviano tutto al responso delle macchine. Ma questi tagli stridono non poco con gli sprechi di cui abbiamo parlato poco prima. Che pure sono partoriti dalla stessa macchina burocratica, dallo stesso sistema che penalizza i pazienti-utenti e lascia piena libertà di azione al suo interno. Insomma chi spende e spreca è premiato, chi paga e sta male va punito. Una logica medievale.

Proprio in questi giorni i colleghi di Sky Tg24 hanno stimato che un contribuente medio lavora 6 mesi l’anno per pagare tasse e che per oltre un mese ogni anno, ed esattamente fino alla data simbolica del 5 febbraio, i cittadini italiani lavorano solo per fornire allo Stato fondi che vengono sprecati in un’ampia carrellata di sperperi e inefficienze che spazia dal nord al sud, tra opere inutili, incompiute e denaro pubblico dilapidato.

Scontato dire che così non va bene. Vogliamo iniziare a vedere dei cambiamenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriale “Il Salernitano visto da fuori” andato in onda su Radio Alfa il 7 febbraio 2016

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